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arpeggia:

Looking Into The Past - Washington, DC

by Jason E. Powell

ah, le rimpatriate

“però ho un po il complesso di inferiorità
sento che loro avranno fatto cose fighissime
mentre io bevevo mi drogavo e scopavo”
- c.
(sottoscrivo)

la morale è

succede che, mentre sto guardando una finestra in cui tre rose rosse si stagliano su un soffitto color crema, e mi dico ‘in quella casa abitano di certo delle belle persone’, succede che la finestra esplode in un tintinnio di vetri e un corpo scuro cade a capofitto verso terra, dove si schianta con fragore.

vado a vedere, lo giro sul dorso, è un uomo. il volto è un po’ disturbato da pezzi di vetro infilati qua e là nella pelle, alla sbarazzina. mi guarda intontito e già penso che sia morto, quando spreme la faccia in un mezzo sorriso dolorante e sussurra ‘stavolta mi è venuto proprio bene’. dalla finestra rotta si sporge una donna che gli getta le rose gridando bravo bravo! adesso scendo.

‘è perchè stavolta, sai, ho preso la rincorsa. l’altra volta una figuraccia, non hai idea’ cerco di chiedergli se vuole un’ambulanza, mi interrompe ‘no perchè sai, l’altra volta avevamo ospiti e non avevamo ancora provato, così l’ho fatto senza rincorsa e ho tirato solo una capocciata al vetro, un imbarazzo, è stato davvero deprimente gli ospiti non sapevano più dove guardare.’

una mano si posa sulla mia spalla, è la donna che stava prima alla finestra. annuisce soddisfatta e vedo che ha dei tagli freschi sul volto. ‘così ora sono due settimane che proviamo, beh, spendiamo un po’ in vetraio ma insomma una passione è una passione. lo facciamo una volta a testa ma lui è di sicuro quello con più talento… io ogni tanto non riesco proprio a sfondare i vetri…’

prende l’uomo sotto le ascelle, lo rimette in piedi e ghli toglie qualche frammento dalla faccia, si sorridono soddisfatti e si avviano verso il portone, abbracciati.

e la morale di questa storia è.

alla trentesima ora di lavoro, cominciarono gli sfoghi infantili e inutili

piacere a qualcuno? piacere a qualcuno? non voglio dio mio bono mai più piacere a qualcuno in nessuna maniera, che poi deludo sempre tutti è un casino

aspiro all’odio universale.

eh poi tutti i giorni tutti i giorni così una non ne può più

dai che ce la faccio dai che ce la faccio dai che ce la faccio dai che ce la faccio

ce la faccio?

no no no no non ce la faccio, ma figuriamoci, ma cosa vuoi che ce la faccia, no non ce la faccio non ce la faccio non ce la faccio non ce la faccio no, ma aspetta

e se ce la facessi, invece?

dai che ce la faccio dai che ce la faccio dai che ce la faccio dai che ce la faccio

ce la faccio?

no no no no non ce la faccio, ma figuriamoci, ma cosa vuoi che ce la faccia, no non ce la faccio non ce la faccio non ce la faccio non ce la faccio no, ma aspetta

e così via all’infinito

impegno politico della domenica

devo proprio dirlo, secondo me grillo è una merda. un demagogo da sbellicarsi.

e quelli che bombardano equitalia, non è che facciano male, non fanno neanche bene, diciamo che non mi pronuncio.

(soprattutto poi rileggere e vedere quanto imito paolo nori mi fa star peggio della lega)

icy

nuoto tra questi enormi blocchi di ghiaccio. mi fluttuano accanto pallidi come fantasmi di giganti, placidi come moby dick prima dell’operazione. e scricchiolano, chiaro che se faccio un solo movimento sbagliato, troppo lento o troppo brusco, resto stritolata in mezzo. fa pure freddo, se facesse caldo sarebbe un po’ strano.

un fiore frankenstein

avevo un fiore, diceva una brutta poesia in prosa, a un certo punto.

in effetti anch’io una volta avevo un fiore, era bello e banalissimo. mai visto fiori brutti, qualcuno ha mai visto fiori brutti? a parte le mimose. passavo del tempo a rimirarmelo, com’era bello e banale.

appassiva a forza di star lì, e io in un primo momento mi sono detta lasciamo perdere, giravo per la casa pensando di lasciar perdere, poi m’è preso un dispiacere per questo fiore, così ho preso un multitrasformatore e ho iniettato tutta l’energia della casa nel vasetto. le stanze sono diventate buie e spente e fredde, non me ne fregava finchè avevo lì il mio fiore, un fiore frankenstein, ora ancora più banale e un tantino accasciato.

e basta, a un certo punto è saltata la corrente, un cortocircuito pare avessi esagerato col voltaggio, e in un attimo i petali sono diventati grigi, nè belli nè banali, solo dei brutti frammenti incartapecoriti. mi sono sfracellata a terra in pezzi cavi, che sembravano tubi sbrecciati e ci ho messo un bel po’ a trovarli tutti, ogni tanto qualcuno avanza tipo viti dell’ikea, non so ancora che cazzo di fine abbia fatto l’alluce e tengo solo piantine aromatiche, utili e profumate piantine aromatiche.

milano, giorno e notte

Milano, giorno

in un parco, rigoglioso e tutto verde nel calore pomeridiano, si assemblano svariati ciclisti con abiti colorati, corpi belli e lucenti e lunghe barbe: è una gara. lasciate le biciclette davanti a sè si ritirano bevendo e chiacchierando dietro una linea, attendendo impazienti il ‘go!’; quando viene urlato corrono a prendere le bici, e scattano veloci e quasi alati verso una meta lontana, sotto il sole.

Milano, notte

sale sulla 90, verso le 3.30, un ragazzo nero ferito. dietro a lui salgono alcuni poliziotti, poi altri, poi tantissimi. il ragazzo li manda ripetutamente affanculo quasi senza accento, loro cercano di convincerlo, si direbbe per umanità, a farsi medicare. a questo scopo montano sul mezzo anche alcuni crocerossini gialli o arancioni. diversi blu di sirene schiaffeggiano i finestrini sporchi del filobus, mentre il pubblico, che a quest’ora della notte è perlopiù composto da ubriaconi e ragazzini sporchi di varie nazionalità, vestiti molto male, rumoreggia contro il ragazzo. perchè sta rallentando il viaggio, non per altro. che mi chiedo che cazzo di fretta hai sulla 90 alle tre di notte, non lo so proprio. alla fine, dimentichi delle esortazioni alla cura, spariti del tutto i crocerossini, i poliziotti portano via il ragazzo storcendogli le braccia verso l’alto (è ferito a un braccio) e lo sbattono in una volante. un vecchio sbronzone mi fa che ci vogliono le legnate. un poliziotto sale soddisfatto a portare la pace dicendo così capiscono chi è che comanda.

facile, difficile

trovo che innamorarsi, accoppiarsi, trovare un compagno, sia davvero molto facile. quindi perchè farlo? son buoni tutti, anche quello là, guardalo: ha le scarpe a rovescio, il cappotto sozzo e dei lunghi baffoni che penzolano nella birra.

no no, meglio trascorrere la vita in solitudine, come dice lucrezio o chi per lui.